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  diversione biliopancreatica
L’intervento, messo a punto nel 1976 da Nicola Scopinaro, è molto difficile da spiegare per i non addetti ai lavori.
Consiste in una gastrectomia subtotale (cioè nell’asportazione di gran parte dello stomaco), nella sezione dell’ileo (cioè dell’ultimo tratto dell’intestino tenue) a 250 cm dalla valvola ileo- cecale (l’inizio del colon) e ricostruzione della continuità alimentare connettendo il tratto distale al moncone gastrico (parte restante dello stomaco). Il tratto prossimale viene poi riconnesso a 50 cm dalla valvola stessa.
Si tratta di un intervento complesso non soltanto dal punto di vista tecnico ma anche e forse soprattutto da quello della gestione del paziente, però con i risultati più sicuri e duraturi nel tempo. L’asportazione di gran parte dello stomaco lo rende,  ovviamente, anatomicamente non reversibile.
Si basa sull’induzione di un “malassorbimento” che dovrebbe essere specifico per i grassi e gli zuccheri complessi (carboidrati). Le complicanze dell’intervento sono quelle classiche già descritte a proposito del bypass gastrico.
Nei primi anni può esservi una carenza soprattutto del ferro, calcio e di vitamine specie del complesso B che necessitano di terapia sostitutiva.
Il rischio principale nel tempo è la malnutrizione proteica (cioè la carenza di proteine) e la carenza di calcio e vitamine che devono essere assolutamente evitate; ciò obbliga ad un attenta valutazione dei parametri nutrizionali a distanza.
Per questi motivi, come detto, occorre un’ esperienza specifica dell’equipe chirurgica, non solo nell’effettuazione dell’intervento ma anche e soprattutto nella gestione delle possibili complicanze metaboliche a distanza.
I risultati sono ottimali se pensiamo che si possono ottenere in media perdite intorno al 80-85% del peso in eccesso ed una remissione del diabete alimentare praticamente in tutti i pazienti
 
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